VI-ABROAD” oggi si occupa dell’esperienza a Madrid della vicentina Beatrice Facchin, ventun anni, studentessa al terzo anno di lingue e culture del mediterraneo e del medio oriente, in particolare lingua araba e hindi, all’università Ca’ Foscari di Venezia.
“Il 7 settembre 2010 sono partita per Madrid per 10 mesi grazie al progetto Erasmus. Poiché non mi fidavo di riservare l'appartamento direttamente dall'Italia, ho deciso di prenotare un ostello per tre giorni e di iniziare la mia ricerca dopo l'arrivo nella capitale. Purtroppo, essendo settembre, tutti gli studenti residenti a Madrid si trovavano nella stessa mia situazione e questo ha reso il tutto ancora più complicato. Il terzo giorno, alla fine di una giornata senza alcun risultato, ho incontrato il tipico ragazzo australiano che mi ha raccontato di aver trovato la casa secondo lui più bella che si potesse trovare e mi ha consigliato di andarla a vedere il prima possibile. Perciò la sera stessa ho chiamato la "dueña" (= la padrona di casa) e mi sono precipitata a vedere l'appartamento. Mi era sempre stato detto che nel momento in cui avessi trovato "La casa" avrei provato una sensazione strana e inspiegabile, che mi avrebbe fatto capire che era quella giusta ed è stato proprio quello che ho sentito. Oltretutto, questa casa aveva la caratteristica che secondo me era la più importante: non era abitata da italiani.
Non che mi stiano antipatici gli italiani ovviamente,ma dato che il mio obbiettivo principale era imparare lo spagnolo, quale modo migliore che vivere in una casa dove sono costretta a parlare a qualsiasi ora del giorno questa lingua? Sono arrivata in Spagna con un anno di studio della lingua alle spalle, credendomi molto abile nel parlare, ma dopo essermi trovata in una festa con solo chicos e chicas madrileñi mi sono resa conto che mi sbagliavo. Parole come "joder", "majo", "flipar" "gilipollas" uscivano dalla bocca di questi giovani ogni due secondi e io, pensando alle mie lezioni di spagnolo, mi sono resa conto che termini del genere, oltre a tanti altri, non li avevo mai sentiti.
La mia fortuna è stata Jose, un giovane di Avila studente di giurisprudenza, che l'anno prima aveva vissuto a Roma e che quindi mi traduceva qualsiasi parola io non capissi. Jose mi ha aiutata soprattutto nel momento iniziale, il più difficile, a relazionarmi con gli altri spagnoli.
Il costo della vita a Madrid è accettabile. Ovviamente non è una città economica, ma per essere una capitale non la considererei neppure cara. Sicuramente la vendita di "cervezas" a 1 euro in ogni luogo e a qualsiasi ora del giorno è di aiuto per i giovani. Nonostante i prezzi non fossero eccessivi, ho sentito comunque la necessità di trovarmi un lavoro, soprattutto per non gravare oltremisura sulle spalle dei miei genitori. L'università italiana mi dava solo 200 euro al mese per i 5 primi mesi (su 10) con cui non riuscivo neppure a pagarmi l'appartamento. Trovare lavoro in Spagna non è certamente facile, a causa soprattutto della crisi che ha colpito questo paese negli ultimi anni. Ho consegnato più di un centinaio di curricula nel giro di una settimana senza successo. Fortuna ha voluto che mio zio conoscesse una caffetteria italiana, gestita da un giovane vicentino trasferitosi a Madrid qualche anno prima. Essendo ormai quasi periodo natalizio, cercavano proprio una giovane che li potesse aiutare e io sono stata la loro scelta. Ho lavorato in questo bar durante quasi tutta la mia esperienza e con i miei colleghi si è creato una fortissimo rapporto, quasi familiare. L'unica difficoltà è stata conciliare lo studio con il lavoro, e proprio per questo motivo ad un certo punto sono stata costretta a dover diminuire le ore in caffetteria per avere un po’ di tempo libero.
Nell'università che frequentavo, L'Universidad Complutense de Madrid, mi sono subito sentita a mio agio con i miei compagni e professori, i quali hanno un rapporto molto più stretto con gli alunni rispetto a come siamo abituati in Italia. Il sistema universitario spagnolo è diverso dal nostro: il voto delle singole materie non dipende solo dall'esame finale, ma anche dalla partecipazione e presenza in classe e da compiti assegnati ogni settimana. Gli esami mi sono sembrati decisamente più facili rispetto a quelli a cui ero abituata a Venezia.
Ogni giorno andavo a lezione in metro, mezzo relativamente economico e caratterizzato soprattutto da una pulizia e un'efficienza impressionante. Ciò vale anche per gli autobus ed i treni, anche se questi ultimi sono un po' cari rispetto alla norma. Concludendo, la vita a Madrid era proprio come me la aspettavo:
giornate al parco, a vedere mostre e musei, botellon in piazza con gli amici, tapas e la sera offriva tutto ciò che un giovane potesse chiedere. La mia compagnia era multiculturale, formata da persone da ogni parte del mondo: spagnoli, italo francesi, tedeschi, argentini e chi più ne ha più ne metta. Ovviamente mi è risultato molto più facile fare amicizia con italiani ma integrarmi con altre persone non è stato un problema.






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